In The Next: Pia Style#3 – Hair

Terza settimana, terzo grande appuntamento, con la nuova attesissima puntata Pia Style.
 
 
Sapevate che Pia adora e ama i suoi capelli? E che ogni mese dedica loro un giorno intero di cure e attenzioni?
Alle telecamere di PiaStyle, la nostra rocker ha confidato tutti (o quasi) i suoi punti di debolezza e di forza e ci ha portar da Ilaria, la sua amica, confidente e …parrucchiera di fiducia.
Qualche anticipazione?
Guardate qua!

Siete pronti per il nuovo, grande appuntamento, firmato pia Tuccitto?

Il primo episodio Pia Style#3 – Hair special guest Ilaria al quadrato on line mercoledì 3 agosto, in esclusiva sulla community di www.piatuccitto.net.

 

 

Restate connessi!

PIA TUCCITTO: “IO E LE MIE CANZONI… A MODO MIO” (Piombino, 8 luglio 2011, Festival Estivo della Canzone) intervista di Melisanda Massei Autunnali

PIA TUCCITTO: “IO E LE MIE CANZONI… A MODO MIO”

(Piombino, 8 luglio 2011, Festival Estivo della Canzone)

Le canzoni di Pia Tuccitto le conoscono tutti. Sono state in radio per settimane, a volte anche per anni, prima attraverso la voce di Patty Pravo (“Una donna da sognare”), poi con quella di Irene Grandi (“Buon compleanno”) e infine con quella di Vasco Rossi, quando nel 2004 “E…” era uno dei pezzi più trasmessi dalle emittenti di tutta Italia. Allora rivelarono al pubblico il lancio di una penna insieme ruvida e tenera, che poco dopo si trasformò nella voce che cantava lei stessa le sue canzoni, talvolta con risultati ancor più convincenti rispetto alle produzioni “di appalto”. Ora è la volta di “Com’è bello il mio amore”, con cui Pia è tornata da qualche settimana nei circuiti radiofonici, e che, come molte delle sue precedenti composizioni, cela sotto la veste rock un impianto solidamente melodico: “E’ cosa che parte dal fatto che io ascolto molta musica classica – spiega lei – La musica classica ti porta anche ad avere parecchia melodia. Io sono un’appassionata di Giuseppe Verdi, delle arie, e lui ha scritto le arie più famose che ci sono nella musica popolare dell’Ottocento. Quindi, incosciamente, quando scrivo le canzoni, quando arrivo alle aperture dei ritornelli, ritrovo questo richiamo fortissimo”. La preproduzione del pezzo Pia l’ha seguita personalmente, poi quando la faccenda è approdata in studio, produzione e arrangiamenti sono passati nelle mani di Luca Bignardi, uno dei più quotati music-maker in circolazione: Per me il produttore che sognavo di incontrare dopo tutta l’esperienza quindicennale che ho avuto con Vasco. Ci giravamo intorno da dieci anni, da quando era il fonico di Celso Valli. Poi ha messo su uno studio suo, con sue produzioni, e a quel punto l’abbiamo chiamato e abbiamo fatto questo lavoro insieme. E’ stato molto bello, impegnativo, e soprattutto divertente”. Al momento però non è previsto che dal singolo si passi all’album: “Sicuramente – commenta – in questi due anni ho scritto tantissime canzoni, da poterne fare due dischi: ma è anche vero che un po’ devi girarti intorno. L’ambiente discografico è abbastanza triste in questo periodo, i dischi non si vendono, ed è dunque inutile farne se nessuno li compra. Facciamo uscire dei bei singoli, e poi l’anno prossimo penseremo al disco, che sarà il numero tre e che io devo fare per forza: sono scaramantica e il numero tre mi corona staccandomi da un ambiente che mi ha scoperta e seguita, ma dal quale adesso voglio essere indipendente: per essere la Pia, che sa scrivere e cantare le sue canzoni”. Quando ha cominciato a comporre Pia aveva ventiquattro, venticinque anni, durante l’università, ovvero quel DAMS di Bologna che la portò a laurearsi con una tesi sperimentale sul rock al femminile, da Patti Smith a Gianna Nannini. Tuttavia, chiarisce, “io ho sempre studiato musica. Ho cominciato che avevo sei anni, quando il mio babbo mi portò il mio primo pianoforte. Ma alla mia maestra di piano dicevo: Posso suonare questo pezzettino di Mozart come mi piacerebbe che lo suonasse la Pia? Facevo sempre doppie versioni di ogni cosa, cercavo di personalizzare sempre quello che studiavo. Però se vuoi scrivere delle canzoni e vuoi fare solo le tue cose, devi stare un po’ staccata, non devi essere troppo tecnico. Quindi io ho staccato un attimo le mani dal pianoforte e dalla tecnica e anche dal suonare troppo gli altri: altrimenti va a finire che rimbalzi in cose già conosciute. Bisogna essere tra virgolette un po’ ignoranti”. Quando Pia approdò a Bologna per frequentare il DAMS, sua madre le chiese se per caso la sua reale intenzione non fosse quella di cantare. Come tutti i giovani dai propositi ben precisi, la ragazza negò risolutamente, fino a ritrovarsi, qualche tempo più tardi, sul palco del concorso di Castrocaro. “E’ stato lì che ho conosciuto Gaetano Curreri. In gara portavo un pezzo arrangiato da Bruno Mariani, che in passato era stato il chitarrista degli Stadio. Gaetano mi notò e poco dopo entrai nello studio di Vasco. Dove mi sono fatta le ossa”. Nel 2000 Pia Tuccitto firma alcune delle canzoni dell’album “Una donna da sognare” di Patty Pravo, prodotto dai due cantanti. Poco dopo pubblica il suo primo singolo, “Ciao amore”, che apre la storia discografica dell’etichetta Bollicine. “Che sono stata io a inaugurare – racconta – dopo che l’avevo fortemente voluta. Ma le canzoni per Patty Pravo io me l’ero scritte per me”. Una è la bellissima “Se chiudi gli occhi”. “Che canto sempre nei miei concerti e che cantavo anche prima di darla a lei. E anche “Buongiorno a te”. Certo, io sono rimasta soddisfatta delle versioni che ne ha fatto lei: ma allo stesso tempo si vede quando una canzone è interpretata dalla stessa persona che l’ha anche scritta. Sempre a patto che uno lo sappia fare. Io non sono mai stata un’autrice, nel senso che non ho mai scritto apposta per i cantanti che poi hanno interpretato i miei pezzi”. “Buon compleanno”, per esempio, è finita a Irene Grandi: “Quella mi è dispiaciuto un po’ cederla, perché l’avevo scritta per una persona che amavo per il suo compleanno. E infatti mi sono detta: se non ne fanno un singolo non gliela darò mai. E invece ne hanno fatto un singolo…”. Un anno più tardi, ed è già il 2004, una canzone di Pia, la romantica e tenerissima “E…”, entra nell’album di Vasco “Buoni o cattivi” e ne diviene uno dei singoli. “E pensare che quando avevo proposto quel brano al Festival di Recanati, dieci anni prima, mi avevano cacciata – ricorda lei – E’ una cosa che dico sempre perché è una roba allucinante”. Il disco vende un milione di copie e apre la strada al consueto tour estivo del Blasco degli stadi, ma stavolta c’è anche Pia, che apre le date di Milano, Reggio Emilia e Padova. Decine di migliaia di spettatori davanti, e Pia rimane sempre la stessa e tra il pubblico cerca le facce dei suoi amici che sono lì per darle la carica. Giugno 2005: inciso in soli sedici giorni, esce il suo primo album “Un segreto che…”, prodotto da Frank Nemola e con la partecipazione, tra gli altri, di Claudio Golinelli, Stef Burns e Clara Moroni. Il 2006 è la volta del tour nei superclub italiani, e poco dopo di un nuovo singolo, “Non so baciarti”, a cui fa seguito nel 2007 “La tua foto”. Il secondo album di Pia, “Urlo”, arriva nel maggio del 2008 e di nuovo viene accompagnato dalla partecipazione come supporter alla tournée di Vasco Rossi. Ma le attività si moltiplicano, prendendo le strade più disparate. “Buongiorno a te”, che Pia aveva ceduto a Patty Pravo, dà lo spunto a un romanzo di Elisabetta Pasquali, “Il gusto del picchio”, che a sua volta stimola un’altra scrittrice, Francesca Ramos, che diventa autrice di “Una come me”. “Il brano era diventato la colonna sonora di questo libro e allora io e la Ramos abbiamo fatto presentazioni alle FNAC di tutta Italia. Presentazioni un po’ particolari, con me che cominciavo cantando, poi lei che presentava il libro, ed io che chiudevo. A me piace l’arte, sono veramente molto appassionata, di tutto. E i momenti liberi li passo nei musei o a visitare dei posti. In gita. Sono una per le merende e per le gite!”.

(Melisanda Massei Autunnali)

www.lacanzoneitaliana.it/intervistapiatuccitto.htm